Gloria Dei vivens Homo

Stemmi Episcopali

Mons. Paolo Martinelli


Lo stemma episcopale di monsignor Paolo Martinelli, illustrato dal motto «Gloria Dei vivens homo», tratto dagli scritti di sant’Ireneo di Lione, è ispirato principalmente all’Eucaristia – Sacramentum Caritatis – evocata dalla figura del pellicano che si ferisce per nutrire i suoi piccoli.
Esso assurge a simbolo dell’infinito amore di Cristo per gli uomini, ai quali dona il suo stesso sangue nell’Eucaristia. In tal modo si rappresenta come nel mistero eucaristico sia Cristo stesso a nutrire e a edificare continuamente la Chiesa.
Il candido giglio che accompagna il pellicano è noto simbolo virginale di Maria e vuole evocare simbolicamente la Madonnina di Milano in ossequio alle origini milanesi di monsignor Martinelli, origini richiamate anche dai principali colori dell’insegna, il rosso e il bianco, gli stessi della Città.
Come di consueto per i Vescovi usciti dagli Ordini religiosi, al vertice dello stemma è presente il capo con l’insegna dell’Ordine proprio che qui è quello Francescano, simboleggiato dalle braccia di Cristo e di san Francesco incrociate tra loro.
Come successore degli apostoli ogni vescovo garantisce, anzitutto, la trasmissione di ciò che noi, a nostra volta, abbiamo ricevuto. Quindi il compito fondamentale è quello di mostrare come la presenza di Dio in Cristo, in forza dello Spirito, continui nel tempo.
Inoltre, pur essendo titolare della diocesi di Musti di Numidia (attuale Algeria) è convinto che essere pastore oggi nella metropoli e in una grande Diocesi come quella di Milano, ha la sua ragione d’essere nella trasmissione appassionata della fede, nella certezza che Cristo è la verità che feconda la nostra terra, rinnovando i rapporti tra noi, chiamati a essere costruttori di vita buona.
La spiritualità francescana ha nel suo Dna il desiderio di una presenza concreta nella vita delle persone, credenti e non, con la disponibilità a essere al servizio della gente. Questa “vicinanza” iscritta nell’insegnamento stesso di Francesco, che si declina con l’apertura a comprendere il cambiamento, potrebbe essere un contributo utile.
Ricorda a tale proposito la sua esperienza presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone, dai cui ospiti ha imparato tanto, ma anche al tema di Expo 2015 e a ciò che viene definita “l’economia francescana”, con la sua dinamica di condivisione del bisogno, di prossimità, di sviluppo sostenibile, in vista del bene comune.
Circa le sfide da affrontare in questa terra e in questa epoca non ha dubbi nell’indicare – come indica papa Francesco e ricorda spesso l’Arcivescovo – «il ritorno ai “fondamentali” della fede. Dobbiamo, da una parte, tornare all’essenzialità dell’incontro e del rapporto con il Signore e, dall’altra, testimoniare all’umano la ricchezza dell’esistenza cristiana, necessaria perché ogni donna e uomo possa vivere all’altezza dei suoi più autentici desideri»
 

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